Italia in Pillole: lavoro
Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post

mercoledì 9 aprile 2025

Durata DVR e Aggiornamento Documento Valutazione Rischi

 


Aggiornamento DVR: quando farlo? Quando la Valutazione dei Rischi deve essere aggiornata? E con che modalità avviene? Scopriamo con l'aiuto di esperti in salute e sicurezza sul lavoro, come le aziende italiane devono gestire il loro DVR in scadenza per aggiornarlo in maniera corretta.

L'elaborazione della Valutazione dei Rischi in azienda

La valutazione dei rischi deve essere immediatamente rielaborata, secondo quanto riportato dall’Art. 29, D.Lgs. 81/08:

  • In occasione di modifiche del processo produttivo o dell’organizzazione del lavoro aziendale (traslochi, ristrutturazioni, nuove strumentazioni….), quindi in presenza di modifiche che possono risultare significative ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori. In relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione.
  • A seguito di infortuni significativi.
  • A seguito del cambiamento del datore di lavoro.
  • Quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità a seguito di specifiche condizioni.

Questo vale anche per le aziende fino a dieci dipendenti che fino al 2013 potevano sostituire il DVR con una semplice autocertificazione.

Aggiornamento DVR per modifiche processo produttivo o organizzazione lavoro

In questo primo caso rientrano tutte quelle situazioni che, in diverso modo, portano a una modifica del modo in cui il lavoro viene organizzato e svolto all’interno dell’attività, con particolare attenzione ai rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori che questo può comportare. Questo si applica, per esempio, in caso di apertura di una sede distaccata o di trasferimento in nuova sede.

In questo caso, trattandosi di una sede di lavoro diversa da quella che era stata precedentemente comunicata e valutata, è opportuno che il datore di lavoro richieda un aggiornamento del DVR sulla base delle nuove condizioni che si sono presentate. Lo stesso avviene anche in caso di inserimenti di nuovi macchinari o strumentazioni.

Sebbene non si tratti in questo caso di un cambiamento radicale come un trasferimento o l’apertura di una nuova sede, anche in questo caso si è davanti a situazioni che vanno a modificare il modo in cui il lavoro viene portato avanti e, quindi, anche i fattori di rischio a esso connessi.

Aggiornamento DVR dopo infortunio

Anche in assenza di trasferimenti, ristrutturazioni, nuove sedi o spostamenti di sede, il DVR deve essere aggiornato in seguito a infortuni significativi. Rientrano in questo ambito infortuni che riguardino:

  • Cadute in basso o dall’alto oltre una certa altezza.
  • Incidenti legati a incendi o scoppi.
  • Infortuni causati da mezzi di trasporto.
  • Infortuni causati da mezzi di sollevamento
  • Infortuni legati a oggetti pesanti che colpiscono il lavoratore.

In questo senso si fa anche riferimento alla situazione clinico-sanitaria del lavoratore a seguito dell’infortunio. Vengono considerati gravi infortuni che provocano fratture, lesioni agli occhi e perdita di conoscenza (anche di breve durata). Inoltre, indipendentemente dalla dinamica dell’incidente o delle conseguenze a livello clinico-sanitario, vengono considerati significativi infortuni che si ripetono con una certa frequenza (pari o superiore a tre volte l’anno).

Aggiornamento DVR per cambio datore di lavoro

Non è necessario provvedere all’aggiornamento del DVR nel caso di cambiamento di nomine delle persone coinvolte nella sua redazione (medico competente, Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza). Fa, tuttavia, eccezione il datore di lavoro: mentre la modifica in organigramma di una delle figure aziendali per la sicurezza non richiede un aggiornamento del DVR, l’aggiornamento è obbligatorio in caso di cambiamento del datore di lavoro.

L’aggiornamento tempestivo del DVR deve essere inteso come occasione per rendere il proprio lavoro più sicuro e consapevole. Tale sicurezza viene poi certificata e garantita attraverso la redazione del DVR. Questa attività di aggiornamento del documento di valutazione dei rischi, può essere effettuata da enti accreditati ed esperti in questioni di salute e sicurezza sul lavoro.

lunedì 4 dicembre 2017

ICT e aziende: a chi ci rivolgiamo quando siamo nei guai


Il consulente ICT (information comunication technology) è un consulente tecnico che gestisce temi e implementazioni riguardanti la modifica delle infrastrutture ict interne a strutture organizzate aziendali e non, quando una struttura vuole dotarsi di una struttura informatica organizzata e non sempre ha le competenze al suo interno per valutare le reali esigenze.

mercoledì 20 luglio 2016

Azienda agricola, obbiettivo dei giovani imprenditori



Contro ogni pronostico e tendenza l’agricoltura in italia sta mostrando un repentino e radicale cambio di tendenza, si è innestato da qualche tempo un trend di ripresa nella nascita di nuove aziende agricole fondate da giovani, questo ha portato a un forte stimolo all’innovazione nel settore e soprattutto a un restyling dell’immagine di un settore come quello agricolo caratterizzato da arretratezza, obsolescenza e con pochissime prospettive, per diventare, invece, una nuova opportunità di crescita, sviluppo e occupazione.

sabato 16 luglio 2011

Vi presento i temporany shop

Il temporary shop: che cos'è
Affermatosi come tendenza di successo nel 2003 in Gran Bretagna, il temporary shop è un negozio aperto per un periodo di tempo prestabilito e limitato in zone ritenute strategicamente importanti per visibilità, commercio e shopping. Suo obiettivo dichiarato è quello di essere un evento e di avere successo grazie alla propria natura effimera. Solitamente i temporary shop propongono le ultime novità in fatto di abbigliamento, tecnologia, servizi con formule accattivanti basate sui concetti di esclusività e convenienza, ma spesso funzionano anche come 'outlet' dove è possibile acquistare vecchie collezioni o prodotti degli anni precedenti a prezzi assolutamente concorrenziali.


Dove, cosa e per quanto tempo: strategie per un temporary shopping di successo
La location è fondamentale ai fini del successo di un temporary shop. I pioneri e gli esperti del settore suggeriscono di posizionare queste attività in zone caratterizzate da un intenso passaggio pedonale e dove l'offerta commerciale dei negozi preesistenti sia compresa in un range medio-alto. La dimensione della città non conta, piuttosto è importante che si tratti di centri 'vivi' e attenti alle evoluzioni della moda, dei brand, dei gusti e dei costumi. Individuato il dove, il passo successivo è la scelta dei prodotti o dei servizi da proporre. Anche qui, la fortuna dell'iniziativa è legata a doppia mandata a un 'timing' pianificato con attenzione: giusto lanciare una nuova linea di sci e snowboard in inverno, sbagliato farlo in primavera o peggio ancora in estate. La concomitanza con altri eventi - una manifestazione sportiva, un raduno nazionale, una fiera, una ricorrenza storica o religiosa oppure ancora una notte bianca - è un altro fattore che può concorrere in modo decisivo alla riuscita del temporary shop. Infine, anche la scelta della 'durata' è determinante per il successo di un negozio a tempo. Non c'è un'indicazione precisa in questo senso: da pochi giorni, a qualche settimana, a mesi, l'apertura varia in funzione dell'obiettivo che si vuole raggiungere, ma gli esperti consigliano comunque di non superare i 6 mesi di attività.


Costi & burocrazia: le cose da sapere
Per aprire un temporary shop si deve calcolare un investimento iniziale non inferiore a 20 mila euro. Affittare uno spazio già registrato come 'commerciale' costa da 8 mila euro a salire a settimana in base a variabili come la metratura (che per legge non può essere mai inferiore a 35 metri quadri), il periodo dell'anno e la zona scelta. A questi costi devono essere aggiunti quelli degli allestimenti, del personale e di gestione. Per quanto riguarda i permessi, la documentazione da produrre è veramente minima: è richiesta infatti la presentazione della SCIA (Segnalazione Certificata d'Inizio Attività) al Registro Imprese della Camera di Commercio di competenza - certificazione che però non è necessaria in caso di apertura inferiore a 30 giorni - e l'iscrizione alla Camera di Commercio. Quest'ultima tuttavia può essere fatta anche in seguito e demandata al momento del controllo da parte degli operatori del Comune, che la effettuano automaticamente. Nel caso di somministrazione di alimenti e bevande, è richiesto il possesso dei requisiti morali e professionali attestati dal REC o corrispondenti alle nuove singole leggi regionali.


Il segreto del successo? Creare l'evento
I temporary shop funzionano se la loro apertura è preceduta da un adeguato battage pubblicitario che crei curiosità e attesa nei potenziali clienti e se il contesto, prima ancora della merce, è accattivante e seducente. Poiché si tratta di due nodi cruciali per la riuscita dell'attività, la cosa migliore è rivolgersi a professionisti del settore capaci di curare nel modo adeguato entrambi gli aspetti. Tra le aziende esperte nel lancio, nell'apertura e nella gestione di temporary shop si segnalano Sidecar Group e Morning Temporary, che partono da servizi specifici per arrivare fino al 'chiavi in mano'.